Un anno difficile per Sarri, tra dolore e riflessioni
Maurizio Sarri è fermo da quasi un anno, dopo le dimissioni dalla Lazio. Un periodo segnato da lutti e difficoltà personali che lo hanno costretto a fermarsi e riflettere. Si è concesso ad un’intervista al Corriere della Sera, ecco le sue parole:
“È stato un anno difficile a causa di problemi personali: qualcuno si è risolto, altri no. Ho perso mia madre e uno zio a cui ero legatissimo. Mia moglie è stata in terapia intensiva e anche io ho avuto un infortunio. Dopo tanta sofferenza, ci siamo ripresi.”
Le offerte rifiutate e la ricerca della scintilla giusta
Nonostante la sua assenza dal calcio, le offerte non sono mancate.
“Ho ricevuto più di un’offerta, da continenti diversi. Anche una ricchissima dall’Arabia, ma nessuna mi ha fatto scattare quel clic interiore per rimettermi in gioco.”
Sarri non cerca una panchina qualsiasi, ma un progetto che lo stimoli veramente.
“Ho lavorato in squadre importanti negli ultimi dieci anni. Ora spero di ricevere la chiamata giusta, così da far accendere la scintilla. Altrimenti, resto fermo.”
Il Milan lo ha cercato davvero? Sarri risponde..
Negli ultimi mesi, si è parlato di un suo possibile ritorno in Italia con il Milan, che poi ha scelto Sergio Conceição. Sarri, però, evita di confermare.
“Non rispondo. Posso solo dire che ho ricevuto proposte formulate in maniera tale da non farmi vacillare.”
L’amore per il calcio e il fastidio per il mercato
Nonostante la pausa, la passione per il calcio non è mai svanita.
“L’adrenalina del campo mi manca. Mi piace tutto del calcio, tranne il mercato: sembra la soluzione per risolvere ogni problema, ma nessuno parla mai di come sviluppare il talento.”
Nel frattempo, ha continuato a studiare il calcio attraverso le piattaforme specializzate.
“Un conto è vedere le partite per divertimento, un altro è studiarle. Guardarle per lavoro richiede almeno tre ore a gara.”
Il rapporto con i grandi presidenti
Sarri ha lavorato con presidenti dalle personalità forti, come De Laurentiis e Lotito.
“Aurelio è una persona complessa, ma gli sarò sempre riconoscente per avermi fatto allenare la squadra per cui tifavo da bambino. Lotito è diverso da come appare: gli voglio bene, ma le discussioni sono state frequenti nell’ultimo periodo. Dopo un secondo posto e la vendita di Milinkovic-Savic, mi aspettavo rinforzi.”
Tra i dirigenti con cui ha collaborato, ne ricorda alcuni con particolare affetto.
“A Torino ho avuto Andrea Agnelli, il punto di riferimento della Juve. Poi c’era Roman Abramovich, meno algido e più ironico di quanto si pensi. Il più simpatico? Fabrizio Corsi dell’Empoli.”
Premier League o Serie A?
Se potesse scegliere, Sarri tornerebbe in Italia, ma non esclude un ritorno in Premier.
“Il campionato italiano è casa mia ed è il più adatto alle mie caratteristiche. Ma in Premier si respira un clima unico.”
Il suo metodo e il falso mito del tempo necessario
Sarri è sempre stato considerato un allenatore che ha bisogno di tempo per trasmettere le sue idee di gioco, ma lui smentisce.
“Luogo comune. Sono arrivato al Chelsea a fine luglio e a settembre avevamo già ottenuto risultati straordinari.”
Il futuro: pronto a tornare? Sarri conclude
Nonostante la pausa, Sarri è pronto a rientrare in panchina.
“Aspetto la chiamata giusta. Voglio un progetto che mi stimoli davvero. Se non arriva, resterò fermo, ma se dovessi tornare, sarà per qualcosa di grande.”
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