Milan Lecce- Dopo le prime cinque gare della gestione Amorim, caratterizzate anche da qualche scelta discutibile, l’ultima partita di domenica sera contro il Lecce ha offerto diversi spunti di riflessione interessanti.
Il tecnico portoghese si era già dimostrato poco malleabile nelle sue decisioni di formazione, mostrando una ferrea fedeltà ai propri principi tattici. Proprio per questo, in tutte le sue prime uscite ha sempre schierato un 3-4-2-1, adattando spesso degli interpreti in ruoli non propriamente ideali.
D’altronde, la sua carriera parla chiaro: in tutte le partite disputate da allenatore, solo in un paio di occasioni è partito ufficialmente con la difesa a quattro. Anche nella sfida contro il Lecce, la squadra rossonera si è inizialmente presentata con il consueto 3-4-2-1, ma fin dai primi minuti si è notato un atteggiamento tattico ben diverso in fase di costruzione, dove il modulo oscillava tra il 4-2-3-1 e il 4-4-2.
A beneficiare maggiormente di questi accorgimenti è stato Chukwueze, che ha potuto esprimersi con maggiore libertà grazie alla copertura di Gila schierato nell’inedita posizione di terzino. Sul fronte opposto, Estupiñán è rimasto più basso, mentre Saelemaekers è stato impiegato come esterno alto.
Amorim ha studiato e preparato la gara nei minimi dettagli, mettendo i suoi giocatori nelle migliori condizioni per esprimersi e creando non poche difficoltà alla compagine avversaria. Resta ora da capire se questi nuovi accorgimenti tattici rappresentino una svolta permanente o se verranno riproposti anche al rientro dalla sosta.
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