Milan Jacobone- In esclusiva ai microfoni di ACMilanInside è intervenuto Alessandro Jacobone.
Con lui abbiamo fatto il punto della situazione in casa Milan, parlando del momento della squadra, del lavoro della società e delle ultime novità di calciomercato. Ecco le sue parole e quello che ci ha raccontato.
Partirei dalla partita di ieri sera: in generale, cosa ne pensa della prestazione disputata dai rossoneri?
Non credo si possa nemmeno parlare di prestazione. Il Milan ieri sera ha mancato l’appuntamento con la partita sin dal suo ingresso in campo, quando, anziché lasciar sfogare i padroni di casa, noti per la loro pressione e il ritmo iniziale, ha pensato bene di esporsi a rischi che hanno immediatamente prodotto gli errori capaci di spegnere la gara già al 26° minuto.Qualunque sia il periodo storico attraversato dai rossoneri, figure del genere in Europa sono semplicemente ingiustificabili. L’Europa League è un obiettivo alla portata e una tifoseria già privata dell’ambizione di competere per la vittoria del campionato non può assistere a una partita persa in partenza, prima nella testa che sul campo.Non gradisco neppure questo giustificazionismo diffuso, anticamera di una mediocrità che non appartiene alla storia di questo club. L’abitudine a perdere è un virus che dobbiamo debellare, ancor di più se lo status nel quale ci troviamo è il risultato delle scelte sbagliate delle scorse stagioni e non di imprevisti incidenti di percorso.
La partita di ieri ha messo in mostra diversi problemi strutturali. Cosa manca a questo Milan per potersi confermare e competere ad alti livelli?
Qualità nelle seconde linee. Questa squadra ha dimostrato di non potersi privare praticamente di alcun titolare, pena un evidente crollo qualitativo, soprattutto nella costruzione del gioco.La rosa è corta, ma anche questo era già chiaro alla chiusura del mercato. A tutti, tranne che ai sognatori e agli innamorati dell’idea che la necessità aguzzi l’ingegno. In primis Amorim, che arrivava ad auspicare di trovarsi nella condizione di dover schierare Camarda in caso di defezioni nel reparto offensivo.Il mercato di gennaio è sempre il più complicato, ma la società dovrà rimboccarsi le maniche e rafforzare la squadra per cercare di concludere al meglio, o quantomeno alla meno peggio, questa stagione.
Si parla sempre più di un nuovo Head of Football per il Milan, con il nome di Krösche in prima fila. Cosa ne pensa dell’inserimento di un direttore sportivo “all’italiana” e ritiene che Krösche possa essere la figura giusta per la società?
Il curriculum di Krösche annovera diverse operazioni vincenti, ma, come sappiamo, la Serie A e tutto ciò che le gravita attorno rappresentano una realtà diversa da quella degli altri campionati, soprattutto per il tempo, spesso assai limitato, che viene concesso ai professionisti per pianificare e incidere attraverso il proprio lavoro. Ritengo che il Milan faccia bene a colmare la lacuna rappresentata dall’assenza di una figura così importante. I tentativi di reinventare l’organigramma societario seguendo logiche differenti da quelle tradizionalmente conosciute nel nostro calcio si sono dimostrati fallimentari. Bene, dunque, ravvedersi. Bene puntare a profili come quello di Krösche, al quale, però, dovranno essere garantiti il tempo e l’autonomia necessari per poter lavorare e incidere concretamente.
Come giudica finora l’esperienza di Amorim? Non trova che sia stato un po’ troppo confusionario in alcune scelte di formazione?
Ho detto sin da subito che avrei concesso tempo al mister, e così intendo fare, almeno fino alla fine di quest’anno. Non è facile ricostruire una squadra in poche settimane e gli errori, di formazione e non solo, devono necessariamente essere messi in preventivo. Gradisco il suo modo di comunicare, così come ho apprezzato la disponibilità a rivedere alcune delle proprie convinzioni tattiche che, durante l’esperienza di Manchester, gli erano costate l’etichetta di talebano. Ora, però, è arrivato il momento di aspettarsi passi in avanti, anche piccoli, purché costanti. Il derby ci dirà qualcosa di più sulla nostra reale dimensione. Un vero e proprio crash test.
Molti tifosi si lamentano del continuo impiego di Estupiñán. È vero che gli uomini a disposizione sono questi, ma in estate c’era la possibilità di cedere il terzino ecuadoriano e fu proprio Amorim a opporsi alla sua cessione. Lei come valuta questa gestione?
Giusto difendere il giocatore di fronte alle critiche e alle domande della stampa, decisamente meno considerarlo un calciatore da Milan e meritevole di una maglia da titolare. Insieme al continuo impiego di Loftus-Cheek, rappresenta uno dei misteri di Fatima targati Milanello.
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