Michael Cuomo – Ai nostri microfoni è intervenuto Michael Cuomo, giornalista di Telelombardia, per analizzare a tutto campo il momento del Milan. Dal mercato alle scelte tattiche di mister Amorim, fino alla gestione dei giovani e all’assetto societario: ecco le sue parole.
Su Gonçalo Ramos
“Credo che se i soldi sul mercato siano stati spesi bene o meno lo dica soltanto il campo: per un attaccante parlano i gol. Settanta milioni possono essere tantissimi o pochissimi. Saranno tantissimi se Gonçalo Ramos avrà fatto 10-12 gol alla fine della stagione, che sono un numero in linea con quello che ti poteva garantire il criticatissimo Leão. Invece diventano pochissimi se Gonçalo Ramos, con 20-25 gol all’attivo, ti porta al quarto posto in un campionato molto complicato, soprattutto per quanto riguarda la corsa alla zona Champions.
Il mio pensiero sui soldi spesi per Ramos è questo, mentre sul Ramos attaccante penso che, rispetto a tanti altri profili avuti dal Milan nell’ultimo decennio (fatta eccezione per Giroud), lui sia un vero numero nove: contro il Venezia ha dimostrato di avere quel vero istinto killer da area di rigore”.
Gestione Camarda e dei giovani
“Credo non sia colpa di Amorim, ma penso che un giovane abbia bisogno di avere fiducia e, per averla, debba giocare.Credo, ad esempio, che per Pio Esposito sia stato fondamentale l’anno allo Spezia in Serie B, così come sarebbe stato fondamentale anche per Camarda un anno da titolare, magari proprio in Serie B, per acquisire quella sicurezza tra i grandi che è importantissima per poi riaffacciarsi in un contesto come il Milan. La gestione attuale di Camarda e di Comotto non fa bene né a loro né al Milan stesso, anche perché l’obiettivo dovrebbe essere quello di non ripetere un ‘caso Liberali’, dove il giocatore è dovuto andare a Catanzaro per diventare davvero Liberali.
Camarda avrebbe dovuto fare lo stesso passo e anche Comotto avrebbe dovuto fare lo stesso percorso. Tenuti così, con pochissimo minutaggio fino a questo momento, rischiano di perdere tempo loro e, dal canto suo, il Milan si trova con delle forze in meno. Quella di Comotto si sente meno perché il reparto di centrocampo ha meno necessità — avendo riscoperto quest’anno anche Musah —, mentre il reparto d’attacco è di fondamentale importanza, anche per dare un po’ di riposo e di fiato a Gonçalo nei momenti di bisogno”.
Gestione Moreira
“Ma guarda, io credo che su Diego Moreira avessimo ragione tutti tranne Amorim e Moreira, nel senso che tutti lo abbiamo pensato, aspettato e voluto come un grande esterno sinistro. Poi Amorim ci ha detto che è un vice-Chukwueze e lo stesso Diego Moreira, in occasione della prima intervista allo store di via Dante a Milano, ci ha raccontato: ‘Io preferisco giocare a destra’.
La verità, però, è che lui a sinistra fa benissimo. Quindi fino a questo momento la sua gestione è stata buona a metà: nel senso che se lo hai portato a segnare tre gol evidentemente lo hai gestito bene, ma tutti i tifosi del Milan si portano dietro il rammarico che questi 11 punti potevano essere almeno due in più, evitando un pareggio per esempio contro la Lazio. Perché con Diego Moreira in campo — e ovviamente con Diego Moreira a sinistra, ma non solo per lui — si è avuta la sensazione che il Milan fosse una squadra nettamente più forte”.
Sulla figura del direttore sportivo e la società
“No, io credo che la figura del direttore sportivo — mi piace chiamarlo così, a me Head of Football fa rabbrividire— sia fondamentale. Ma credo sia altrettanto fondamentale che il direttore sportivo conosca ogni piega e ogni sfumatura del nostro calcio, perché il calcio italiano non è un calcio qualsiasi, è un contesto molto particolare.Ci sono piazze e situazioni specifiche: va studiato, conosciuto e saputo interpretare. Oltre a questo, è opportuno che il direttore sportivo abbia un forte ascendente e una grande credibilità nello spogliatoio e nella quotidianità del centro sportivo.
Io onestamente credo che l’addio di Tare sia stato un atto di difficile comprensione, anche perché chi oggi costituisce quella che viene chiamata — altro termine che mi fa rabbrividire — la ‘football intelligence’ di Cardinale, sono tutti giovani dirigenti che collaboravano proprio con Tare (mi riferisco soprattutto a Gardiner). Non capisco quindi il senso di aver salutato Tare per poi fare un mercato che ha ripercorso quelle che erano le sue idee e, di conseguenza, anche le richieste di Allegri.
Detto questo, che sia Head of Football o direttore sportivo, io credo che Cardinale debba inserire una figura di questo tipo. Però non so quanto un profilo che arriva dall’Eintracht, cioè dalla Germania, da un club che non ha la storia, il blasone e le pressioni del Milan, possa fare al caso nostro. So che è impossibile, ma mi aspetterei piuttosto una trattativa quasi da mission impossible per un profilo ‘alla Ausilio’, piuttosto che parlare dei soliti nomi provenienti da altri campionati e altre realtà che, una volta calati nel calcio italiano, rischiano di non capirne fino in fondo le dinamiche e le necessità”.
Sui ruoli prioritari sul mercato
“Ma allora, io non mi avventuro a fare il direttore sportivo, anche perché grazie ad Amorim mi sono già dovuto avventurare a fare l’allenatore e me ne hanno dette di tutti i colori! Però ecco, non perché sia bravo io, ma perché alla fine, come dicono tanti allenatori esperti, il calcio è semplice e quella formazione, più o meno, ha portato tre punti comodi contro il Lecce.
Non mi avventuro a fare il direttore sportivo, ma certo è che il Milan ha un bisogno chiaro, e non devo essere io a dirlo: credo si possa vedere a occhio nudo.
Credo che il Milan abbia bisogno di un vice-Ramos, per tutto quello che ci siamo detti prima su Camarda, e di un difensore più affidabile nel ruolo centrale. Mi riferisco ovviamente al ruolo in cui in questo momento sta facendo bene De Winter, è vero, però alzare il livello non sarebbe male. Questi sono i primi due ruoli sui quali interverrei: non a caso abbiamo chiuso il mercato dicendo proprio questo, ovvero che al Milan il mercato è andato bene, ma mancavano un vice-Ramos e un difensore in più”.
Su Amorim: pregi e difetti
“Per quanto riguarda cosa mi ha stupito in bene e in male, parto dal male: mi ha sorpreso il fatto che sia un po’ talebano nelle sue scelte. Io credo che l’inizio di stagione e l’inizio del lavoro di Amorim sia molto positivo, ma poteva esserlo ancora di più. Se lui avesse fatto meno esperimenti con soluzioni più — tra virgolette — ‘logiche’, secondo me il Milan avrebbe ottenuto qualche punto in più. Soprattutto avrebbe fatto meglio nella sfida contro il Benfica in Europa, dove la grande colpa è stata quella di non aver fatto indossare al Milan il suo abito migliore.
Cosa mi ha stupito invece in positivo? Il fatto che lui sia un grande calcolatore. Cioè tutto quello che gli è stato criticato — la comunicazione, le formazioni, le scelte e qualche mossa un po’ particolare — lui l’ha calcolata, l’ha pensata, l’ha voluta, ci crede e la difende. Io credo che questo sia un aspetto molto positivo: chi crede in quello che fa, chi si assume la responsabilità delle proprie azioni e chi difende il proprio modo di essere e le proprie scelte, da parte mia avrà sempre rispetto. Quindi credo che Amorim meriti profondo rispetto”.
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