Il difensore ex Milan Kakha Kaladze ha avuto modo di raccontarsi nel corso di un’intervista concessa a La Gazzetta dello Sport
Kakhaber Kaladze, ex difensore rossonero oggi sindaco di Tbilisi, ha raccontato a La Gazzetta dello Sport una delle pagine più dolorose della sua vita: il rapimento e la morte del fratello Levan, avvenuto alcuni anni dopo il suo arrivo al Milan. Il calciatore racconta di aver vissuto un’esperienza traumatica: “Quella che è accaduta a mio fratello è stata una cosa terribile… non riesco a darmi pace per ciò che è successo a mio fratello” .
In quel periodo, mentre era lontano dalla famiglia, la vicinanza e il sostegno del gruppo rossonero e dei compagni lo hanno aiutato a trovare la forza per reagire a una tragedia così profonda .
Un figlio portatore di memoria, tra calcio e rinascita personale
Oggi, papà Kaladze è anche orgoglioso padre: suo figlio, chiamato Levan in memoria del fratello, ha appena esordito tra i professionisti. “Quando è nato, gli ho dato il nome di mio fratello… il fatto che mio figlio porti il nome di mio fratello fa vivere in me ancora di più il suo ricordo” .
A margine della sua carriera calcistica e del suo impegno politico, Kaladze ricorda il Milan come una vera famiglia: ha vissuto i momenti più difficili e l’ombra del dramma personale nutrita dallo spirito di squadra rossonero. Per lui, il club milanese non è stato solo un trampolino sportivo, ma un sostegno umano e psicologico essenziale per affrontare il dolore e costruire una nuova vita.
Ex Milan, Kaladze si racconta: “Essere al Milan mi ha aiutato”
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