Il Milan ritrova cuore, carattere e spirito di sacrificio a Genova: tre punti pesantissimi ma per la Champions manca ancora l’ultimo passo
Il Milan torna da Genova con tre punti che pesano tantissimo, forse più di quanto dica il semplice risultato. In un Stadio Luigi Ferraris caldo e ribollente come poche volte si vede in Serie A, i rossoneri hanno saputo resistere, soffrire e colpire nei momenti decisivi. Non è stata una partita perfetta, tutt’altro. Ma in questo momento della stagione contava soprattutto una cosa: vincere. E il Milan lo ha fatto!
La squadra di Massimiliano Allegri torna così a respirare dopo giorni pesanti, chiusi nel silenzio del ritiro e schiacciati da tensioni che sembravano poter travolgere tutto. Adesso il destino è nuovamente nelle mani del Diavolo: niente calcoli, niente classifiche avulse, niente attesa dei risultati altrui. Servono altri novanta minuti di livello contro il Cagliari per conquistare quella qualificazione in UEFA Champions League che resta l’unico vero obiettivo da centrare.
Attorno al Milan, però, rimangono ancora tante ombre. Il futuro societario continua ad essere pieno di interrogativi: il nuovo direttore sportivo non è ancora stato annunciato, il ruolo di Giorgio Furlani resta da chiarire e le divergenze interne tra Zlatan Ibrahimović e Allegri sembrano tutt’altro che risolte. Anche sul piano tecnico ci saranno riflessioni inevitabili a fine stagione: il 3-5-2 continua a lasciare troppo isolate le punte e il collegamento tra centrocampo e attacco appare spesso fragile e scollegato. Problemi reali, evidenti, che però oggi possono restare sullo sfondo.
Perché a Marassi il Milan ha finalmente mostrato qualcosa che nelle ultime settimane sembrava smarrito: CARATTERE. C’è stato il milanismo autentico di Luka Modrić, in panchina a vivere ogni pallone come un tifoso qualunque nonostante una carriera irripetibile alle spalle. C’è stata la spensieratezza di Athekame, ancora acerbo ma capace di portare imprevedibilità e coraggio in una squadra troppo spesso bloccata mentalmente. E soprattutto c’è stata la freddezza di Christopher Nkunku, glaciale dal dischetto nel momento più pesante dell’anno.
Persino la corsa rabbiosa di Allegri al triplice fischio ha raccontato più di tante parole. Dietro quell’esultanza liberatoria c’era tutta la tensione accumulata negli ultimi mesi, tutta la pressione di una stagione vissuta costantemente sul filo.
Il Milan resta imperfetto, discontinuo e ancora troppo dipendente dagli episodi. Ma contro il Genoa si è rivista finalmente una squadra viva. Una squadra che ha lottato, sofferto e reagito. E forse è proprio questo l’aspetto più importante da portarsi dietro verso l’ultima giornata.
Perché il lavoro non è ancora finito. Mancano ancora novanta minuti per raggiungere l’obiettivo Champions, novanta minuti da affrontare con lo stesso spirito visto a Genova. Finalmente si è intravisto un po’ di carattere, un po’ di fame, un po’ di voglia di combattere. Adesso serve l’ultimo passo. Quello più difficile, ma anche quello che può dare un senso a tutta la stagione.
Il Milan rialza la testa: novanta minuti per prendersi la Champions
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