I fischi a Leao prima, quelli a tutta la squadra poi. La serata rossonera sta tutta in questa immagine. Nessuno ha brillato nella disfatta contro l’Udinese, ma il portoghese è stato sicuramente il più bacchettato dal pubblico.
Non serve aspettare il finale di primo tempo per capire che la serata di Leao è già in salita. Il suo è un nervosismo che si manifesta nei gesti, prima ancora che nelle giocate: la manata a Kabasele e l’applauso di scherno all’arbitro diventano il primo segnale visibile di una tensione che lo accompagna dal primo pallone. Ma è soprattutto nelle scelte che qualcosa sembra non funzionare. Leao non sempre accompagna il gioco, e anche quando lo fa non riesce a incidere come gli viene chiesto. Non appena Pulisic prova a coinvolgerlo sulla trequarti chiedendogli di accendere la giocata, la risposta è opposta all’attesa: nessuna accelerazione, nessun uno contro uno, solo una scelta conservativa – controllo e retropassaggio – che spegne l’azione e accende la reazione degli spalti: ancora fischi, questa volta diretti e inequivocabili.
Punto di non ritorno? Allegri difende Leao
Da quel momento il giudizio sembra già scritto, perché la reazione del portoghese non arriva. O almeno, non nella misura che ci si aspetterebbe da un giocatore del suo calibro. Anzi, nel finale di tempo arriva anche il duello perso con Kristensen, che apre una transizione pericolosa dell’Udinese e conferma la sensazione di una serata che gli sta sfuggendo di mano. È il punto di non ritorno: per tutto il restante di gioco, i fischi si propagano in ogni settore dello stadio, tanto da diventare l’unico suono riconoscibile durante la sostituzione nel secondo tempo.
Una sentenza sonora pesante da parte di San Siro, che racconta più di qualsiasi analisi tattica. Eppure, nella conferenza post partita, la lettura dell’allenatore è andata in direzione opposta rispetto a quella dei tifosi allo stadio. Allegri ha difeso il suo numero 10, sottolineando come — a suo parere — abbia disputato una buona partita, riuscendo comunque a crearsi occasioni da centravanti nonostante una sola settimana di lavoro alle spalle. Una presa di posizione netta, quasi controcorrente, che prova a proteggere il giocatore nel momento più delicato.
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