Milan, Cesare Prandelli: ” La Serie A rimane divisa in tronconi..”. C’è stato un tempo in cui i Mondiali erano casa nostra. Oggi, invece, l’Italia si accontenta di viverli dal divano, tra rimpianti e popcorn. Cesare Prandelli, ultimo commissario tecnico azzurro a guidare la Nazionale a un Mondiale (Brasile 2014), guarda il calcio con gli occhi di chi non ha mai tradito i suoi ideali. “È cambiato il lessico, ma i principi sono sempre gli stessi”, afferma. L’ex CT elogia Modric e De Bruyne, considerandoli esempi di classe eterna: “La loro intelligenza tattica li rende immortali. La classe non ha età”. Il talento dei due fuoriclasse è sinonimo di bellezza e controllo, e per Prandelli, il calcio moderno ha bisogno di figure come loro. “Ti fanno innamorare”, dice con emozione. E mentre parla dei suoi cinque nipotini che gli occupano gran parte del tempo, l’ex allenatore mostra come, anche oggi, il calcio possa ancora essere un gioco di visione, non solo di corsa.
Scudetto 2025: le favorite di Prandelli e il duello Allegri-Conte
Secondo Prandelli, la corsa scudetto è già entrata nel vivo, anche se siamo solo alle prime giornate. Per l’ex allenatore, il Napoli ha una marcia in più rispetto all’Inter: “Ha l’anima forte di Conte. E Politano è l’esempio di quanto Antonio sappia tirare fuori il massimo da ogni giocatore”. Milan e Inter inseguono, ma il tecnico è colpito dal lavoro di Allegri: “Ha dovuto subire critiche ingiuste. Oggi domina le situazioni e ha riportato entusiasmo”. Il match di domenica tra Milan e Napoli è quindi un crocevia importante, “una vera sfida-scudetto”, come la definisce Prandelli. Non solo per la classifica, ma per il confronto tra due allenatori carismatici, con una leadership che trascina tutto il gruppo. “Si parla spesso delle loro differenze, ma per me Allegri e Conte hanno molto in comune”, rivela. E poi c’è l’Atalanta di Gasperini, da tenere d’occhio, così come la Juventus, “che resta sempre la Juve”.
La visione di Prandelli sul futuro: giovani, simboli e follie
Prandelli non si limita ai top club. Allarga il discorso a tutto il sistema: “Giocare 60 partite all’anno è una follia. Qualcosa sta cambiando, si verticalizza di più e si gioca meno sul portiere, ma serve una visione più umana”. A colpirlo, positivamente, è il ritorno delle bandiere nei club: “Chiellini alla Juve, Ranieri alla Roma, Oriali al Napoli. Figure così fanno bene alle società”. Il pensiero finale è per Gigi Riva, il simbolo della Nazionale quando Prandelli era CT: “Quando c’era da gestire momenti difficili, mi diceva: ‘Cesare, vado a prendere un caffè con loro’. Quanto mi manca”. Un calcio che oggi rischia di sparire sotto la pressione di format esasperati, nuovi modelli di business e un calendario insostenibile. Eppure, nella voce di Prandelli, c’è ancora speranza. La stessa che ha guidato i suoi azzurri in Brasile e che oggi prova a raccontare un calcio dove conta ancora l’uomo, non solo il risultato. Milan, Cesare Prandelli: ” La Serie A rimane divisa in tronconi..”.
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