È ufficiale: Milan-Como, valida per la 18ª giornata di Serie A, si giocherà a Perth, in Australia. La Lega e l’UEFA hanno dato il via libera a una decisione senza precedenti, nata dall’indisponibilità di San Siro nel periodo in cui saranno avviati i lavori per la cerimonia inaugurale delle Olimpiadi Invernali Milano-Cortina 2026.
Una scelta che ha acceso il dibattito nel mondo del calcio italiano: tra chi vede nell’operazione un’opportunità di crescita globale e chi, al contrario, teme si tratti di un passo troppo lontano dalla tradizione e dal pubblico locale.
Le critiche: tra stress, distanza e perdita d’identità
Non tutti hanno accolto positivamente la decisione. Molti addetti ai lavori e tifosi parlano di un’operazione “contro natura”, che rischia di snaturare il campionato di Serie A.
C’è innanzitutto una questione sportiva e fisica: il viaggio intercontinentale, con fuso orario e condizioni climatiche diverse, comporterà uno stress notevole per i calciatori, chiamati a disputare un match ufficiale a più di 13.000 chilometri dall’Italia. Il tema della regolarità competitiva è centrale: chi gioca dopo o prima di quella gara potrebbe trovarsi avvantaggiato.
Un altro punto riguarda il rapporto con i tifosi. Spostare una partita “casalinga” del Milan in Australia significa privare i sostenitori rossoneri (e quelli del Como) della possibilità di assistere dal vivo al derby lombardo. Molti osservatori hanno sottolineato come questa mossa rischi di indebolire il legame territoriale che rappresenta l’essenza stessa del calcio italiano.
Anche alcuni dirigenti si sono espressi in modo critico: Urbano Cairo, presidente del Torino, ha dichiarato a La Sicilia che “giocare Milan-Como a Perth non mi entusiasma, non ha senso snaturare il nostro campionato”.
Infine, c’è chi teme il precedente: l’UEFA ha dato l’autorizzazione “in via straordinaria”, ma la preoccupazione è che in futuro altri club possano chiedere deroghe simili.
Milan-Como a Perth— I vantaggi: visibilità globale e opportunità economiche
Dall’altra parte, la Lega Serie A e i club coinvolti difendono la scelta, definendola un’operazione strategica e necessaria.
Prima di tutto, c’è un motivo concreto: San Siro sarà inutilizzabile per circa tre settimane a causa dei lavori legati a Milano-Cortina 2026, e non esiste in Italia uno stadio alternativo con la stessa capienza e disponibilità logistica in quel periodo.
L’approvazione dell’UEFA e della FIGC è arrivata dopo un lungo confronto e solo “per cause di forza maggiore”. Inoltre, la trasferta australiana viene vista come una vetrina internazionale: il Milan, che ha una fanbase enorme in Asia e Oceania, potrà rafforzare la propria presenza globale e stringere nuovi accordi commerciali.
Il governo del Western Australia ha offerto condizioni molto vantaggiose, contribuendo in parte alle spese di organizzazione. L’operazione complessiva avrebbe un valore economico di circa 12 milioni di euro, cifra che dovrebbe garantire un ritorno positivo anche ai club.
Dal punto di vista mediatico, infine, la sfida tra due società di proprietà straniera (RedBird e Cleopatra Group) in un Paese anglofono rappresenta un test per l’internazionalizzazione del calcio italiano. Un esperimento che, se ben gestito, potrebbe aprire nuovi mercati senza necessariamente diventare la norma.
Il botta e risposta Rabiot-De Siervo
A conferma di quanto il tema sia caldo, si è registrato anche un botta e risposta a distanza tra Adrien Rabiot e Luigi De Siervo, amministratore delegato della Lega Serie A.
Il centrocampista del Milan, interpellato sul tema nel corso di un’intervista, aveva espresso perplessità sulla trasferta:
“Non so se sia giusto giocare una partita di campionato così lontano, in un periodo così intenso. Siamo professionisti, ma non siamo macchine: un viaggio del genere pesa anche mentalmente.”
La replica di De Siervo non si è fatta attendere:
“Capisco le difficoltà dei calciatori, ma questa è un’occasione storica per esportare il nostro calcio e i nostri valori. Non è un capriccio, ma una decisione presa con responsabilità e visione strategica. L’obiettivo è far crescere l’intero sistema Serie A.”
Un confronto che riassume perfettamente la spaccatura attorno al tema: tra chi guarda alla tutela dei giocatori e chi, invece, punta sull’espansione del brand Italia.
Conclusioni
In sintesi, Milan-Como a Perth resta una scelta divisiva: una necessità logistica e al tempo stesso una scommessa commerciale. Per alcuni, è un tradimento delle radici del calcio nostrano; per altri, un passo coraggioso verso un futuro più globale.
Il campo – e forse il pubblico australiano – diranno se questa scommessa avrà davvero senso.
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