Le polemiche sulla trasferta del Milan a Perth, le critiche di De Siervo a Rabiot e la gestione della condizione fisica di Leao.
Il caso Perth continua a tenere banco. Tutto è nato dalle parole di Rabiot, che ha definito “una follia” la scelta di giocare Milan-Como in Australia, e dalla replica moralista di Luigi De Siervo, AD della Lega Serie A. Diversi punti meritano attenzione.
Innanzitutto, con San Siro chiuso per la cerimonia inaugurale di Milano-Cortina, bisognava trovare una sede alternativa. Milan e Como, non impegnate in coppe europee, erano le candidate naturali. Poi, la decisione del club rossonero di privilegiare l’aspetto commerciale (12 milioni di ricavi lordi) rispetto a quello tecnico comporta rischi evidenti per il campionato. Infine, lasciare a De Siervo il compito di “bacchettare” Rabiot è stato un autogol: era compito di Scaroni, presidente del Milan, rispondere a un tesserato della propria squadra, evitando che un interlocutore esterno assumesse un ruolo di “maestrino”.
Sul fronte Leao, invece, la discussione appare fuori luogo. Il portoghese non è un problema per il Milan né per Allegri: il suo unico limite è la condizione fisica, compromessa dai 45 giorni di stop per infortunio. La responsabilità del pari a Torino contro la Juve non è sua, bensì di Pulisic, che ha sbagliato il rigore decisivo. Quando Leao sarà al top, come già mostrato contro il Napoli, potrà fare la differenza.
Un tema certo da affrontare resta il rigorista: con Pulisic fuori causa per il penalty sbagliato, Rabiot potrebbe essere una soluzione efficace, anche se il piede mancino resta un piccolo limite.
Il Milan deve concentrarsi sulle priorità reali: gestire le emergenze senza creare polemiche inutili, completare il recupero dei giocatori infortunati e trovare soluzioni tattiche efficaci, senza trasformare singoli episodi in scandali.
Milan, Perth e Leao: polemica, critiche e responsabilità da chiarire
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