Il Milan spreca una piccola ma preziosa occasione, incapace di chiudere la partita e lascia punti pesanti che rallentano la propria corsa
Il Milan continua a inciampare proprio dove dovrebbe fare la voce grossa: contro le squadre meno attrezzate. Anche a Parma, dopo un avvio scintillante e due gol segnati in un quarto d’ora, i rossoneri si sono spenti, lasciando spazio alla reazione dei padroni di casa. Bernabé con una giocata da fuoriclasse e Delprato con un inserimento chirurgico hanno rimesso tutto in equilibrio, lasciando Allegri con più di un interrogativo e con la sensazione di aver lasciato scappare un’occasione gigantesca.
Questo pareggio brucia perché era un momento chiave per approfittare del rallentamento delle rivali e, almeno per una notte, issarsi in cima alla classifica. Invece, sul più bello, il Milan ha dimostrato ancora una volta i suoi limiti: quando c’è da chiudere la partita, si perde intensità, cattiveria e lucidità. Lo confermano gli errori di Pulisic e Saelemaekers nel finale, due palle gol che avrebbero potuto blindare il risultato.
Il problema è tutt’altro che episodico. Sommando gli scontri con Cremonese, Pisa e Parma, emerge una tendenza preoccupante: solo due punti raccolti su nove contro avversari di livello medio-basso. Un cammino troppo fragile per una squadra che vuole muoversi stabilmente nella parte alta della classifica. La fatica nel gestire un vantaggio si era già notata con il Pisa, quando la rete di Leao non era bastata per indirizzare la partita e il Milan aveva finito per rincorrere fino al pari. Stessa storia a Bergamo: anche lì, dopo un lampo iniziale, la squadra si era fatta rimontare, lasciando altri punti pesanti per strada.
Numeri alla mano, il Milan produce moltissimo davanti ma finalizza poco. Le statistiche avanzate (xG) indicano che la qualità delle occasioni create è buona, ma il rendimento reale non va oltre il minimo sindacale. Una squadra di vertice, per ambizioni e caratura tecnica, dovrebbe costruire un margine più consistente tra ciò che crea e ciò che realizza. Qui, invece, la differenza è quasi inesistente. E questo, più che un equilibrio, è una spia accesa sulla mancanza di cinismo.
La trasferta di Parma ha anche evidenziato un altro dato pesante: lontano da San Siro il Milan non trova la vittoria da quasi due mesi. Da quel successo contro l’Udinese a settembre, solo pareggi e tanta frustrazione. Una continuità che non arriva, soprattutto nei momenti in cui servirebbe mettere il piede sull’acceleratore.
Ora la sosta diventa una sorta di laboratorio: Allegri può recuperare energie, riorganizzare idee e gestire il rientro di giocatori fondamentali. Ma resta la sensazione che qualcosa, a livello mentale e tecnico, non sia ancora scattato.
Milan, attaccanti cercasi… con urgenza
La delusione generale esplosa dopo il 2-2 di Parma è più che comprensibile: per una squadra che ambisce a lottare per il titolo, farsi riprendere dopo un doppio vantaggio è un campanello d’allarme che suona forte. L’ambiente rossonero è irritato perché si ha l’impressione che, finché il Milan non imparerà a gestire i momenti chiave, continuerà a non essere “pronto” per fare il salto definitivo.
Non si tratta solo di errori individuali — pure presenti, visto che in pieno recupero sono state sprecate due occasioni nitidissime. Il punto è che la fragilità nei dettagli sta diventando una costante e, insieme a questa, riecheggia un’altra criticità: la mancanza di un vero centravanti che sappia segnare con continuità.
Gli investimenti degli ultimi anni nel reparto offensivo non stanno dando il contributo sperato. Dopo l’era Giroud e l’ultima parentesi di Ibra, la società ha puntato su profili come Morata, Gimenez e Nkunku ma nessuno di loro sta offrendo la prolificità necessaria. Nkunku alterna sprazzi di qualità a troppe pause mentre Gimenez sta attraversando un momento in cui tutto sembra più complicato del previsto. Il rendimento, insomma, non giustifica né le aspettative né le risorse impiegate.
Ed è qui che la riflessione si sposta sul mercato. Novembre porta dritti a gennaio, e ignorare i problemi evidenti sarebbe un errore imperdonabile. A Casa Milan si analizzano scenari e possibilità, anche se ufficialmente si cerca di mantenere un profilo prudente. Il nome di Lewandowski circola da settimane: la sua situazione contrattuale con il Barcellona è complessa, difficile che si sblocchi a gennaio, ma per l’estate l’idea è considerata più concreta. Un campione del suo calibro garantirebbe leadership e gol, ma bisogna valutare costi e durata di un eventuale contratto.
Intanto, tra tifosi e addetti ai lavori, c’è chi sogna un colpo alla “Icardi” approfittando di una possibile rottura del bomber con il Galatasaray. Anche qui, però, gli ingaggi rappresentano un ostacolo enorme.
Quel che è certo è che la dirigenza non potrà ignorare a lungo l’urgenza di sistemare l’attacco. L’idea del centravanti risolutore, il famoso “pezzo mancante”, è diventata quasi una fissazione. E forse a ragione: senza un vero numero 9 in grado di trasformare le occasioni in gol, ogni discorso di alta classifica perde credibilità.
Quel che è sicuro che il Milan ha bisogno di un vero centravanti!
Milan, “piccolo” con le piccole. Ennesima occasione sprecata
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