Milan, quando la Nazionale ferisce la squadra. Emergenza e rivendicazioni. La pausa per le Nazionali torna a scoperchiare una ferita mai guarita nel calcio moderno: quando un giocatore si infortuna con la propria selezione, è il club ad restare in bilico, tra danni economici e vuoti in rosa. Il Milan, come molte società, vive questa realtà con preoccupazione crescente.
Negli ultimi giorni, Estupinan, Saelemaekers, Rabiot e in particolare Pulisic sono tornati a Milanello con acciacchi più o meno gravi. Una condizione che già minaccia la tenuta della squadra nelle gare prossime. È un copione già visto: l’assenza o la condizione precaria di elementi chiave può condizionare tattica, risultati e stato d’animo.
Il sistema attuale prevede che i club ottengano un rimborso per lo stipendio del calciatore durante l’infortunio, ma questo è soltanto un palliativo. Il vero costo — quello patrimoniale, legato all’ammortamento del giocatore nei conti — resta confinato all’ombra. Un calciatore acquistato per 60 milioni e con contratto decennale “costa” decine di migliaia al giorno in ammortamenti non utilizzati.
Il caso più evidente: Neymar, fermo 340 giorni dopo un crociato lesionato con la nazionale. Il danno complessivo per il club è stato tale da superare qualsiasi risarcimento previsto dalle attuali norme FIFA.
Serve una svolta: integrare nei risarcimenti non solo lo stipendio, ma una quota proporzionale dell’ammortamento per il periodo di inattività. Così i club — investitori spesso penalizzati — troverebbero finalmente un sistema più equilibrato. Senza cambiamenti concreti, il conflitto tra club e nazionali resterà una ferita aperta. Milan, quando la Nazionale ferisce la squadra. Emergenza e rivendicazioni.
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