Il Milan ha deciso di cambiare look per il 2025 e così ha affidato la guida tecnica dei rossoneri a Sergio Conceiçao che questa mattina ha parlato in conferenza stampa.
Milan, le parole di Sergio Conceiçao in conferenza stampa
Quanto è importante il suo orgoglio e quanto sarà importante poi San Siro ed i suoi tifosi?
“Sono orgoglioso. è un piacere per me venire a lavorare in una squadra così importante. Per me è un piacere, un orgoglio, un passo in avanti nella mia carriera e di quella del mio staff. I tifosi sono l’anima del club. Swnza di loro è difficile vivere e crescere, e noi dobbiamo rispettare questi valori ed in questo senso lavorare e dimostrarci essere all’altezza del Milan. Se sono qua non è un buon segno, significa che qualcosa non è andata bene. Non c’è tanto tempo per lavorare sulla partita contro la Juventus. Non ci lamentiamo, non cerchiamo scuse”.
Quali sono i concetti sui quali andrà a lavorare? Ha già sentito suo figlio?
“Ho cinque figli che sento tutti i giorni. Francisco a livello professionale sarà un avversario, a casa mio figlio. Noi possiamo cambiare sistema, dopo c’è tutto lo spirito e la mentalità della qualità, che questa non è negoziabile. Questa fame di arrivare a fine partita sapendo di aver dato tutto per vincerla non è facile. La vivo intensamente la partita, e voglio che i miei giocatori lo facciano come me, proprio come i tifosi. È questa la strada da intraprendere. Devono brillargli gli occhi quando entrano a Milanello”.
Più un problema di testa o di gioco?
“Non c’è il problema di una cosa, ci sono tante cose che non funzionano. Altri preferiscono parlare di tattica, altri di problemi fisici, altri mentali. Paulo ha avuto bellissimi periodi qua, altri non tanto, ma questo fa parte del mestiere dell’allenatore. Noi cerchiamo sempre la perfezione, ma non è possibile. GIochiamo contro avversari di qualità, sia in Italia che in Champions League, ma noi siamo preparati per questo. Ma non voglio entrare nei dettagli”.
“È tutto diverso. Noi pensiamo quando siamo giocatori che capiamo tutto di calcio, ma non è così. Pensiamo al nostro giardino. L’allenatore non dorme neanche, per me stanotte è stato difficile. Lo stress di voler conoscere tutte le cose qua dentro, le persone, perché tutti sono importanti, il magazziniere, al nostro presidente. Noi staff abbiamo tanta voglia di bruciare le tappe ed arrivare ad una conoscenza di tutto e di tutti velocemente, perché i tempi sono corti e vogliamo essere essere presenti ed attivi”.
La differenza del Conceiçao giocatore e di quello allenatore
“È tutto diverso. Noi pensiamo quando siamo giocatori che capiamo tutto di calcio, ma non è così. Pensiamo al nostro giardino. L’allenatore non dorme neanche, per me stanotte è stato difficile. Lo stress di voler conoscere tutte le cose qua dentro, le persone, perché tutti sono importanti, il magazziniere, al nostro presidente. Noi staff abbiamo tanta voglia di bruciare le tappe ed arrivare ad una conoscenza di tutto e di tutti velocemente, perché i tempi sono corti e vogliamo essere essere presenti ed attivi”.
Cosa l’ha portata ad accettare il Milan?
“La mia situazione con i Porto non è stata un’uscita facile. Per me il timing non è importante. In estate ogni settimana c’era un club interessato a me, parlano sempre, è normale, perché escono notizie che noi non possiamo controllare. Per il me il timing del Milan non è stato importante. È stato tutto molto veloce. Perché sono venuto al Milan? Sto allenando una delle squadre migliori del mondo. Non potevo dire di no anche se avevo altre situazioni che rispetto molto”.
Come sarà il suo approccio con i giocatori
“Dipende dalla situazione. Non è che devo cambiare adesso, ho 50 anni. Cambiare adesso è difficile. Sono allenatore da 13 anni, non ho cominciato ieri. Loro sanno che hanno davanti qualcuno diretto. Ci saranno sempre 11 più contenti, chi va in panchina un po’ meno. Ma questa è la gestione del gruppo, comunicazione diretta, allenamento al massimo. Possono anche essere un po’ più tristi perché non giocano, ma questo deve dare forza, come la pressione, che fa parte dei grandi club. Allora siamo fiduciosi di fare un buon lavoro, ma le parole restano parole, i risultati contano”.
“Io vado con le mie convinzioni con la squadra a livello di organizzazione e tattico. Per me il calcio è semplice: c’è una porta dove fare gol ed un’altra dove non prenderlo. Il calcio dominante è questo. Per me il tiki taka è metterla dentro”.
Questa squadra può arrivare in Champions League?
“Faremo di tutto per arrivarci. C’è tanto lavoro da fare. Ci sono giocatori che in questo momento non possono giocatori, importanti in questi primi 6 mesi, ma dobbiamo lavorare con quelli che abbiamo a disposizione. Ho fiducia in tutti loro, e quelli che sono disponibili andiamo a lottare per arrivare già in questa partita e vincerla. È chiaro, meglio averli tutti a disposizione, ma gli infortuni fanno parte del calcio”.
Lei conferma il concetto che secondo lui i giocatori sono tutti uguali? Ha già parlato con Theo e Leao?
“Per me sono uguali per come gestisco lo spogliatoio. Non faccio la differenza se ha 17 anni o 37, dipende da cosa farà in allenamento. Se si allenerà al massimo, ma non il loro, ma un altro limite. Vermanete non ci sono differenza. Nello spogliatoio loro sanno che il discorso è uguale per tutti. Dopo ci sono discussioni personali. A me piace capire tutta la storia dei giocatori che ho a disposizione, vado a vedere chi ha il papà, la mamma, c’è una storia dietro per avere dei comportamenti dentro la squadra“.
Che tipo di allenatore sarà?
“Ognuno ha il suo lavoro da fare. Mi piace entrare dentro in ogni appartamento, ma questo è il mio lavoro. Con la dirigenza parlerò quando avrò bisogno, loro potranno venire quando vogliono, ogni giorno, perché vogliamo remare tutti nella stessa direzione. Noi vogliamo una cosa: che il Milan arrivi in Champions League. C’è un titolo da giocarsi, mentre in Champions ci sono due partite importanti contro Girona e Dinamo Zagabria”.
Sul mercato di riparazione
“La prima cosa che ho detto è che voglio conoscere bene Prima Squadra e Milan Futuro. Non è giusto perché non conosco bene gli altri, poi ne parliamo e vediamo se possiamo aggiustare qualcosa”.
Analogie e differenze e difficoltà che si aspetta di trovare qui rispetto alla precedente esperienza al Nantes
“Sono situazioni diverse. Il periodo è lo stesso, è vero, è stato un grandissimo lavoro lì in Francia, dove la rosa era diversa, l’ambiente diverso, tutto. è vero la situazione somiglia ma non è la stessa cosa, perché la pressione è diversa. Questa pressione, quest’ambiente deve darci una carica in più, non il contrario. Bisogna prendere questo con responsabilità, lavorare al massimo, umili, sappiamo che abbiamo un lavoro difficile davanti ma molto fiduciosi per quello che viene”.
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