Pedullà: “Milan, rimpianti enormi allo Stadium. Leao spreca, ma la squadra è viva”
Milan, un vero peccato!
Ci sono pareggi che lasciano un sapore amaro più di una sconfitta.
Lo 0-0 dello Stadium tra Juventus e Milan appartiene a questa categoria.
Perché il Milan di Massimiliano Allegri ha avuto in pugno la partita nel secondo tempo, ha giocato con coraggio, equilibrio, e avrebbe meritato di più. Lo ha sottolineato anche Alfredo Pedullà nel suo video post-partita su YouTube, analizzando con lucidità una gara che racconta molto del presente rossonero: solido, organizzato, ma ancora alla ricerca del colpo da KO.
Maignan, spettatore d’élite
“Maignan, a parte la parata di Gatti, è stato spettatore non pagante”, osserva Pedullà. E in effetti il portiere francese ha trasmesso quella sicurezza glaciale che solo i grandi numeri uno sanno emanare.
Se la Juventus ha creato poco o nulla, è anche merito suo e di una difesa che oggi sembra un meccanismo oliato, consapevole e preciso.
Pavlovic, Gabbia e Tomori: il muro di Allegri
“La linea dei centrali molto bene allineata tra Pavlovic, Gabbia e Tomori”, continua Pedullà.
Tre uomini, tre certezze. Pavlovic, sempre più inserito nei meccanismi, cresce partita dopo partita. Tomori torna quello dei giorni migliori, aggressivo e puntuale. Ma è Gabbia la sorpresa più bella: umile, solido, maturo. Un simbolo di come Allegri abbia trasformato il Milan in una squadra che sa anche soffrire senza scomporsi.
Rabiot e Modric, equilibrio e classe
Nel cuore del gioco, Adrien Rabiot ha fatto “molta legna con poche iniziative”.
Il francese è stato il bilanciere tattico del centrocampo, coprendo, chiudendo linee di passaggio e dando respiro a Modric, che ancora una volta ha illuminato la scena.
“Modric sempre dentro la squadra, pennella per Leao una palla dove doveva fare gol” — è l’immagine perfetta di un fuoriclasse che, a 40 anni, continua a dettare tempi, spazi e ritmo.
Gimenez e Pulisic, tanta generosità ma poca cattiveria
Nel primo tempo, il Milan ha creato ma non ha concretizzato.
“Ha avuto un paio di occasioni con Gimenez, ha avuto Pulisic al servizio della squadra”, sottolinea Pedullà.
Il messicano lotta, si muove, apre spazi, ma gli manca ancora la freddezza sotto porta. Pulisic, invece, dopo il rigore fallito, non si è nascosto e ha continuato a sacrificarsi per i compagni: segno di un leader silenzioso ma essenziale.
Leao, la grande incompiuta
E poi c’è il nodo più discusso: Rafael Leao.
Pedullà lo dice chiaramente: “Nessun processo a Leao, ma se va in campo con questo modo di interpretare poi alla fine perde due punti.”
Il talento c’è, la classe pure, ma il Milan non può più permettersi un Leao intermittente, che accende la luce solo a tratti e spreca palloni che pesano come oro. La palla di Modric, quella che poteva decidere la partita, grida ancora vendetta.
Rimpianti e segnali positivi
Pedullà parla di “grandi rimpianti del Milan che avrebbe potuto sbancare”.
E ha ragione: questa squadra, anche con i suoi limiti offensivi, è viva. Ha un’identità chiara, una difesa granitica e un’anima che Allegri ha ricostruito tassello dopo tassello.
Ma se vuole davvero puntare allo scudetto, serve che i suoi talenti — Pulisic, Gimenez, e soprattutto Leao — imparino a concretizzare.
Perché a questo Milan manca solo una cosa: la fame feroce di chi sa trasformare le occasioni in vittorie.
Pedullà: “Milan, rimpianti enormi allo Stadium. Leao spreca, ma la squadra è viva”
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