Il Milan cade contro il Parma e dice addio allo scudetto ma quanto pesano le decisioni dell’arbitro e del VAR
Il Milan perde contro il Parma, interrompe una striscia di 24 risultati utili consecutivi e vede l’Inter scappare a +10. Una sconfitta che pesa in classifica e pesa ancora di più nella testa, perché arriva nel momento in cui i rossoneri dovevano mandare un segnale forte al campionato. Invece il segnale lo manda l’Inter, che ringrazia e allunga.
Si può parlare di limiti offensivi, di un 3-5-2 che fatica a produrre densità in area, di un ritmo troppo lento e prevedibile. Si può parlare del palo interno di Rafael Leão, di una manovra che gira tanto ma punge poco, di un attacco che non ha le caratteristiche delle vere coppie da questo sistema di gioco. Tutto vero. Ma fermarsi qui sarebbe un errore.
Perché la partita gira su un episodio che lascia più di una perplessità. Calcio d’angolo, blocco evidente su Mike Maignan, fischio iniziale di fallo. Poi l’intervento del VAR, revisione lunghissima, decisione ribaltata e gol convalidato. La domanda resta la stessa: dov’è il chiaro ed evidente errore? Il protocollo parla chiaro, l’intervento dovrebbe avvenire solo in presenza di un errore macroscopico. Qui si entra invece in una valutazione discrezionale che l’arbitro aveva già fatto in campo.
Valenti non è fermo, non è neutro ma cerca il contatto con il portiere e ne limita l’intervento. È un’ostruzione evidente. E c’è anche il contatto su Bartesaghi al momento dello stacco. Non è un episodio isolato, è questo che fa infuriare. Perché per situazioni simili il Milan ha già pagato un prezzo altissimo, come nel gol annullato a Christian Pulisic contro il Sassuolo, sempre dopo intervento VAR su un contatto molto simile.
Un episodio può starci, due anche. Ma quando la sensazione è che la linea cambi sempre a sfavore della stessa squadra, allora il dubbio diventa legittimo. E no, giocare male non può diventare una giustificazione. Non esiste una regola che dica che se una squadra fatica in fase offensiva allora può subire decisioni discutibili senza che nessuno alzi la voce.
In mezzo a tutto questo, c’è anche l’infortunio grave di Ruben Loftus-Cheek, frattura dell’osso alveolare e intervento chirurgico in mattinata. L’immagine di una giornata storta sotto ogni punto di vista. E poi resta un’altra domanda, pesante. Lo stesso Piccinini che in Genoa-Milan del 2023 espulse Mike Maignan per imprudenza in un’uscita molto simile, stavolta giudica regolare un intervento in cui Loftus-Cheek viene travolto, fischiando addirittura fallo contro il Milan. Due episodi simili, valutati dallo stesso arbitro, con esiti opposti. Perché? Sarebbe lecito, almeno, ricevere una spiegazione chiara.
Il Milan esce dal campo sconfitto, nervoso, consapevole di aver perso terreno forse in modo definitivo. A fine febbraio parlare di scudetto che scivola via fa male. Con dodici partite ancora da giocare e un derby all’orizzonte la matematica non condanna, ma la realtà è durissima. L’Inter è lontana, troppo lontana. Eppure questo Milan, con qualche punto in più in tasca, sarebbe lì a giocarsela.
Adesso serve uno scatto mentale, serve una reazione tecnica e caratteriale. Ma serve anche chiarezza. Perché il rischio è che il campionato si chiuda non solo per limiti propri, ma per una gestione degli episodi che continua a lasciare più ombre che certezze.
E così, davvero, diventa difficile accettare tutto IN SILENZIO!
Quando il monitor vale più del campo: il Milan inciampa, il VAR affonda tutto!

