A pochi giorni dall’inizio del Mondiale 2026, Santiago Gimenez si prepara a vivere uno dei momenti più importanti della sua carriera. L’attaccante del Milan sarà uno dei protagonisti del Messico padrone di casa e, in un’intervista rilasciata a Billboard Italia insieme al rapper e tifoso rossonero Ernia, ha raccontato emozioni, sogni e il suo rapporto con il Milan.
Da dove nasce il soprannome “Bebote”
Uno dei soprannomi più conosciuti del centravanti messicano è “Bebote”, una storia che affonda le radici nella sua infanzia.
«La storia del mio soprannome è davvero divertente. È stata la mia famiglia a darmelo perché ero un neonato davvero grande. La traduzione di Bebote è proprio “Grande bebè”. Un amico di mio padre, giornalista televisivo, quando segnai il mio primo gol in Prima Divisione urlò: “Gol del Bebote!”. Da quel momento tutti hanno iniziato a chiamarmi così».
Il sogno Mondiale con il Messico
L’attaccante rossonero non nasconde l’entusiasmo per il Mondiale che si giocherà in casa.
«È un sogno incredibile. Vorrei che la Coppa del Mondo iniziasse domani perché sono molto emozionato. Quando indossi la maglia della Nazionale rappresenti un intero Paese e hai una grande responsabilità».
Gimenez è convinto delle possibilità della sua selezione.
«So che il Messico, con la sua gente e giocando in casa, è molto forte. Sono convinto che sarà un grande Mondiale. Vincerà il Messico e sarò il capocannoniere» ha scherzato sorridendo.
L’emozione di giocare all’Azteca
Per il numero nove del Milan lo Stadio Azteca rappresenta qualcosa di speciale.
«È uno stadio incredibile, un sogno poterci giocare. La prima volta che ci ho giocato è stata con il Cruz Azul e lì abbiamo vinto il campionato messicano dopo ventitré anni. È come tornare a casa».
Il messicano ha poi ricordato il valore storico dell’impianto.
«Per me è lo stadio con più storia a livello di nazionali. Qui hanno vinto Pelè e Maradona. È unico».
San Siro e l’amore per il Milan
Gimenez ha speso parole importanti anche per il suo stadio attuale.
«Credo che San Siro sia uno degli stadi più importanti della storia del calcio. Quello che lo rende speciale è il pubblico».
L’attaccante ha sottolineato il sostegno ricevuto dai tifosi rossoneri.
«I tifosi del Milan sostengono la squadra dal primo al novantesimo minuto. Io tifo Milan da quando ero bambino e giocare in quello stadio significa tantissimo per me».
Poi un messaggio di gratitudine.
«I tifosi mi hanno accolto con grande affetto e, nonostante non abbia ancora reso come avrei voluto, continuano a sostenermi e a fidarsi di me. Come una famiglia».
Il primo gol a San Siro
Tra i ricordi più intensi vissuti in rossonero c’è il primo gol realizzato a San Siro.
«Non lo dimenticherò mai. Tra l’altro credo sia arrivato contro la mia ex squadra, il Feyenoord, in Champions League. Ho provato emozioni molto intense e contrastanti».
Kaká, l’idolo di sempre
Quando gli viene chiesto quale giocatore del Milan lo abbia ispirato maggiormente, Gimenez non ha dubbi.
«Scelgo Kaká, perché lo ammiro fin da quando ero bambino e perché condividiamo una profonda fede».
Gli amici diventano rivali al Mondiale
Al Mondiale potrebbe incrociare diversi compagni di squadra del Milan, ma sul campo non ci sarà spazio per l’amicizia.
«Ho sempre pensato che quando qualcuno indossa una maglia diversa dalla mia smette di essere un compagno. Diventa un avversario, un nemico. È guerra».
La mancata qualificazione dell’Italia
Il centravanti rossonero ha parlato anche dell’assenza dell’Italia dalla competizione.
«Non vedere l’Italia mi rattrista molto. Sono affezionato a questo Paese e alla sua gente».
Una confessione che ha sorpreso molti.
«Non ci crederete, ma ho anche il passaporto italiano. Sono sicuro che l’Italia si riprenderà perché insieme al Brasile è la patria del calcio».
Il rapporto con critiche e tifosi
Infine Gimenez ha spiegato come affronta le critiche e i momenti difficili.
«Non ho paura del pubblico. Mi concentro sulle persone che mi vogliono bene e che desiderano vedermi crescere».
L’attaccante del Milan ha chiarito quali siano le persone di cui ascolta davvero l’opinione.
«Chi critica spesso non vede il lavoro che fai ogni giorno. Io ascolto Dio, la mia famiglia e i miei amici. Sono loro che voglio rendere orgogliosi e che mi aiutano a essere la versione migliore di me stesso».
Parole che raccontano il lato più umano di Santiago Gimenez, pronto ora a vivere il sogno del Mondiale con il suo Messico senza dimenticare il legame speciale costruito con il Milan e con i tifosi rossoneri.

