Milan- Sulle pagine del Corriere dello Sport, Franco Ordine ha tracciato un’analisi profonda e pungente dell’incontro, ponendo l’accento sul doppio volto mostrato dalla formazione di Rúben Amorim nell’arco dei novanta minuti di San Siro.
Il noto giornalista si interroga su quale sia la vera identità della squadra rossonera, in bilico tra la bellezza espressa nella prima ora abbondante di gioco e le gravi amnesie palesate nel finale, quando la compagine bergamasca ha accarezzato la clamorosa impresa della rimonta.
L’analisi di Franco Ordine
Il quesito è inevitabile: a quale Milan dobbiamo credere e assegnare la fiducia per un domani esaltante? A quello, in verità spettacolare per la produzione calcistica, dei primi 66 minuti di calcio raffinato e geometrico, oppure a quello improvvisamente ostaggio del panico da rimonta e talmente arrendevole nell’ultimo tratto della sfida con l’Atalanta da far riapparire i fantasmi di un’altra occasione persa? Le risposte sul tema diventeranno diverse. Ma forse è il caso di ascoltare la saggia riflessione di Rabiot, uno dei giganti rimasto a presidiare la patria fino all’ultimo, il quale segnala che così si possono perdere dei treni fondamentali lungo la stagione che non sarà né breve e nemmeno sgombra di rischi.
Perché il punto è proprio questo. E cioè raggiungere una maturità da Milan, degna del suo passato glorioso e delle sue attuali ambizioni che, sotto sotto, non sono da mezza classifica. E la maturità vuol dire non solo migliorare l’organizzazione difensiva, già sottoposta a qualche pericolo nella prima parte ma tradire la sicurezza che i team di livello dimostrano proprio durante le curve a gomito delle loro partite. Con il Milan davanti 3 a 0, meritando tutto il bottino, non si può immaginare l’altro Milan che improvvisamente retrocede metro dopo metro, che annaspa forse anche assalito dalla fatica dopo il viaggio in Austria ma che soprattutto, nell’area di rigore, non ha il controllo militare necessario per impedire all’Atalanta di sfiorare addirittura il 3 a 3.
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