Dal sogno scudetto all’incubo: il Milan di Allegri crolla. Solo 7 punti in 8 gare e attacco a secco. Un declino che mette a rischio la Champions League.
C’è un momento preciso in cui la luce si è spenta. Quel derby vinto a marzo, che aveva illuso i rossoneri di poter riaprire il campionato portandoci a -7 dall’Inter, oggi sembra un ricordo sbiadito di un’altra era geologica. Due mesi dopo, la realtà è opposta: il distacco dai cugini è diventato un baratro di 18 punti, e il Milan di Massimiliano Allegri è scivolato in un’involuzione che i numeri, definiscono senza mezzi termini: da retrocessione.
Le ultime otto partite raccontano una squadra che ha smesso di lottare, di correre e, soprattutto, di fare punti. 7 punti in 8 gare. Solo Verona, Pisa e Lecce hanno fatto peggio.
Il dato delle ultime sei uscite è ancora più desolante: 4 sconfitte, un pareggio e una sola, misera vittoria. La sconfitta interna contro l’Atalanta (2-3) è solo l’ultimo atto di un copione che vede i rossoneri spettatori passivi del proprio declino.
Attacco non pervenuto, da aprile in poi, la produzione offensiva è ai minimi storici. Solo 3 reti segnate: una contro il Verona e due nell’ultima sfida con la Dea.
Il dato che fa più male riguarda però gli attaccanti.
Negli ultimi due mesi e mezzo, il reparto avanzato ha trovato la via della rete una sola volta, e non su azione: parliamo del rigore trasformato da Christopher Nkunku proprio contro l’Atalanta. Per il resto, il deserto. Rafael Leão, apparso l’ombra di se stesso e visibilmente frustrato, non riesce più a incidere, finendo spesso nel mirino della critica e dei fischi di San Siro.
La gestione di Allegri è finita inevitabilmente sul banco degli imputati. La critica non gli perdona una squadra che pare aver perso anima e identità, ricordando sinistramente quel “sequel” negativo vissuto dal tecnico a Torino due anni fa.
Con la qualificazione Champions che ora barcolla pericolosamente, le ultime due giornate contro Genoa e Cagliari non sono più semplici partite, ma esami di sopravvivenza. Il rischio non è solo economico, ma d’immagine: un Milan così non è accettabile.
Milan, il crollo è vertiginoso: numeri da retrocessione
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